Da settembre a oggi…

Negli ultimi mesi, da settembre a fine febbraio, il Comitato Lecchese per la Pace e la Cooperazione tra i Popoli ha promosso un percorso intenso e partecipato, capace di coinvolgere istituzioni, associazioni e cittadini in un cammino condiviso di sensibilizzazione e impegno civile.

Tutto ha preso avvio a settembre con la campagna “Lecco ha fame di pace – #leccohafamedipace”, una staffetta di digiuno simbolico nata con l’obiettivo di mantenere alta l’attenzione sulla situazione nella Striscia di Gaza e, più in generale, sui conflitti che attraversano il mondo. L’idea era semplice ma potente: dedicare, a turno, una giornata al digiuno come gesto pubblico di solidarietà e come richiesta esplicita di cessate il fuoco e di rispetto dei diritti umani.

Nel corso delle settimane la risposta del territorio è cresciuta progressivamente. Hanno aderito numerosi Comuni della provincia, insieme a molte realtà associative, gruppi ecclesiali, organizzazioni del terzo settore, rappresentanze dei lavoratori e singoli cittadini. Il calendario si è arricchito di appuntamenti, prese di posizione pubbliche, momenti di confronto e riflessione. La staffetta non è stata solo un gesto simbolico, ma un’occasione per ricostruire legami, rafforzare una rete territoriale e riaffermare che la pace è un valore concreto, che richiede partecipazione e continuità.

Parallelamente, il Comitato ha scelto di promuovere iniziative capaci di andare oltre il dato numerico della guerra, restituendo umanità alle vittime. In questo solco si inserisce il momento particolarmente significativo del 17 gennaio 2026, quando, in uno spazio pubblico istituzionale, è stato organizzato l’elenco dei nomi dei bambini morti a Gaza. Non una manifestazione contro qualcuno, ma un atto di memoria e di coscienza: leggere ad alta voce quei nomi ha significato trasformare numeri in storie, statistiche in vite spezzate.

Durante quella giornata si è voluto ricordare che i bambini non scelgono le guerre, non scelgono le bandiere né l’odio, e che proprio per questo la loro morte interpella in modo profondo la responsabilità collettiva. Il silenzio che ha accompagnato ogni nome ha rappresentato un momento di forte intensità civile, capace di unire persone diverse attorno a un principio condiviso: la difesa della vita e della dignità umana.

Da settembre a febbraio il percorso del Comitato è stato dunque caratterizzato da una duplice dimensione: da un lato la mobilitazione diffusa, attraverso la campagna “Lecco ha fame di pace”, dall’altro momenti pubblici di memoria e riflessione, come la lettura dei nomi del 17 gennaio. In entrambe le iniziative è emersa con chiarezza la volontà di non cedere all’indifferenza e di mantenere uno sguardo vigile su quanto accade in Medio Oriente e in tutte le aree del mondo segnate dalla guerra.

La conclusione della staffetta del digiuno non ha segnato la fine dell’impegno. Al contrario, questi mesi hanno consolidato una rete territoriale e una consapevolezza collettiva che rappresentano oggi un patrimonio prezioso. Il Comitato Lecchese per la Pace e la Cooperazione tra i Popoli ha ribadito che la promozione della pace, del dialogo e della cooperazione tra i popoli resta una priorità permanente, da declinare attraverso nuove iniziative, occasioni di incontro e percorsi educativi.

Il cammino compiuto dimostra che anche a livello locale è possibile costruire spazi di responsabilità e partecipazione. Piccoli gesti, quando condivisi, possono diventare segni concreti di una comunità che sceglie di stare dalla parte della pace.



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